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La Pineta di Eraclea Mare: la perla verde del mare Adriatico

La splendida pineta di Eraclea Mare è una delle più estese del litorale, una vera e propria perla verde riconosciuta sia da turisti che associazioni amanti della natura, della flora e della fauna.
La maestosa pineta si estende per oltre 20 ettari proprio di fronte al mare a ridosso della spiaggia e del mare Adriatico.

La Pineta di Eraclea Mare: atmosfera e profumo resinoso

Conquistare il titolo di perla verde dell’Alto Adriatico non basta a rendere l’idea delle dimensioni e dell’atmosfera creata dall’ambiente naturale di Eraclea Mare. Bisogna pensare al profumo resinoso di 3.500 pini ad ombrello aperto e a queste presenze silenziose alle spalle dell’arenile; bisogna pensare a una spiaggia ampia di piccole dune, ricoperte di tamerici, che corre come una lunga striscia morbida, per tre chilometri, senza interruzioni, a fianco del mare.

La Pineta di Eraclea Mare: la bonifica dalla campagna al mare

A guardare il territorio, il litorale scelto ogni anno da migliaia di bagnanti e la florida pineta, non si direbbe che dietro tutto questo c’è un secolo e mezzo di lavoro.
Tanto durò la bonifica che trasformò la zona in luogo di vacanze a diretto contatto con il verde. Ci sono migliaia di braccianti anonimi dietro la moderna Eraclea Mare e gli sforzi di intere generazioni.
Fondamentale è stata la bonifica di Livenzuola, il territorio compreso fra il canale Revedoli e il mare, nonchè il proprietario di questo appezzamento, che si chiamava Marco Aurelio Pasti. Fu proprio lui a raccogliere, nella pineta di Ravenna, i pinoli del pinus pinea e a farlo seminare lungo il litorale, rimboschendo così le terre prospicienti il mare e dando vita alla maestosa pineta ed alla nuova Eraclea Mare.

La Pineta è costituita da circa 3500 pini adulti a “ombrello aperto” (pinus pinea). Quest’ultima è appunto la principale peculiarità della località e al suo interno si dipanano sentieri e percorsi vita per passeggiate e per giungere al mare.

L’aspetto dei litorali sabbiosi oggi appare semplificato e funzionale agli insediamenti balneari .
Per proteggere la spiaggia dalla continua opera di erosione del mare sono state costruite barriere artificiali . Anche la rigogliosa pineta che ha procurato ad Eraclea Mare la fama di “Perla verde” dell’Adriatico è di origine artificiale .

Infatti il bosco spontaneo in origine era composto da diverse specie di latifoglie: pioppo bianco, ontano, roverella e biancospino.

Le prime pinete comparvero in epoca romana ; ma fu Marco Aurelio Pasti, proprietario terriero tra i protagonisti della Bonifica di Eraclea avvenuta tra il 1920 e il 1940, a raccogliere nella pineta di Ravenna i pinoli del “Pinus pinea” e a seminarli lungo il litorale, creando la pineta di Eraclea Mare.

La Pineta di Eraclea Mare si trova sulla località balneare vicino alla foce del fiume Piave. Ha una superficie di circa diciassette ettari all’interno di una zona residenziale principalmente turistica.

Il pino domestico e il pino marittimo sono le specie di alberi che principalmente popolano quest’area, non per crescita naturale ma per intervento dell’uomo, che li ha sostituiti alle specie originarie tra il 1920 e il 1950, assieme a una serie di strutture per il turismo balneare.

Ideale per rilassarsi e per trovare un po’ di refrigerio nelle calde giornate estive, quando fa troppo caldo per andare al mare, l’area offre anche degli ottimi percorsi ciclopedonali.

Pinus pinea
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Pino domestico (Pinus pinea L., 1753) è un albero della famiglia delle Pinacee[2], diffuso nel bacino del Mediterraneo, in particolare sulle coste settentrionali, dove forma vasti boschi (pinete).

Descrizione e portamento
Arboreo; alto fino a 25 metri, solitamente 12–20 m. Ha un portamento caratteristico, con un tronco corto e una grande chioma espansa a globo, che col tempo diventa sempre più simile a un ombrello.

Ritidoma
Il ritidoma è spesso, marrone-rossiccio, fessurato in placche verticali.

Foglie
Sono costituite da aghi, flessibili e di consistenza coriacea per la cuticola spessa, in coppie di due e sono lunghi da 10 a 20 cm (eccezionalmente 30 cm).

Sporofilli
Le gimnosperme tutte, e così il Pino domestico, non producono fiori, ma sporofilli. Il Pino domestico vede maturare gli sporofilli tra aprile e maggio.

Macrosporofilli: sono rossi, e crescono all’estremità dei nuovi germogli.

Microsporofilli: sono giallo-arancione, più evidenti di quelli femminili, posti alla base del germoglio.

Strobili
Gli strobili, anche detti pigne, sono lunghi 8–15 cm, ovoidali e grandi. Impiegano 36 mesi per maturare, più di qualsiasi altro pino. Si aprono a maturità per far uscire i semi. Questi ultimi, i pinoli (chiamati in inglese pine nuts e in spagnolo piñones), sono grandi, lunghi 2 cm, di color marrone chiaro con un guscio coperto da una guaina scura che si gratta con facilità e hanno una rudimentale aletta di 5 mm che va via facilmente. Il vento non ha effetto per trasportare i semi, che vengono dispersi dagli Animali, tipicamente dagli Uccelli, ma oggi perlopiù dall’Uomo.

Piantina

Giovani esemplari di oltre un mese di età (altezza 6 cm)

Pianta adulta

Fogliame giovanile e adulto

Strobilo con semi

Distribuzione e habitat

Vive nelle zone costiere mediterranee; l’areale originario si trovava probabilmente in Portogallo e Spagna, ma è stato coltivato da quasi 6000 anni per i semi che sono anche diventati merce di scambio. Forma boschi litoranei dette pinete, dove vive in associazione con altre piante della macchia mediterranea. Predilige terreni rocciosi vulcanici a reazione acida, anche scogliere in zone litoranee o anche interne. Diffuso anche in terreni vulcanici planiziari e collinari profondi (terreni pozzolanici a Roma e Napoli), ricchi e ben drenanti dove ha un tasso di crescita molto elevato. Non si adatta bene in zone troppo umide e con terreni argillosi e pesanti (rischio di clorosi ferrica e crescita stentata) dove l’apparato radicale non si adatta sufficientemente ed è più soggetto a cadute in seguito a venti forti. Seppur resistente ai geli la sua struttura e il legno tenero dei rami non permettono a questa specie di sorreggere carichi nevosi sulla chioma con rischio di rotture di rami o, nei casi più gravi, con la caduta dell’albero stesso.

In Italia è coltivato praticamente ovunque, ad eccezione delle zone montuose. Si è naturalizzato in Africa meridionale, dov’è considerata invasiva, e piantata comunemente in California, Australia e Europa occidentale, fino alla Scozia meridionale.

Curiosità

Un metodo utile per riconoscere giovani esemplari di Pinus pinea da esemplari di Pinus pinaster che appaiono assolutamente uguali, consiste nello “stropicciare” una manciata di foglie aghiformi verdi. Nel caso del pinea si otterrà un odore simile a quello dei pinoli, mentre il pinaster sprigionerà un odore molto più aspro, inoltre le due piante hanno un portamento differente in quanto i loro rami secondari si biforcano in maniera differente: il pinaster ha una ramificazione ad angolo retto mentre il pinea ad angolo acuto inoltre quest’ultimo tende a crescere di meno in altezza. Un’altra differenza è la forma dello strobilo: quello del pinea ha una forma più arrotondata, mentre quello del pinaster è più allungato.
I germogli di questa pianta sono molto sensibili, nei primi giorni di vita, ai ristagni d’acqua che ne provocano facilmente attacchi fungini alla base. Se i germogli nelle prime settimane di vita vengono toccati a mani nude, nella quasi totalità dei casi si disidratano e poi muoiono.
La selvicoltura delle pinete consiste in diradamenti dopo la piantagione (anticamente la semina) ed in tagli di rinnovazione dell’intera parcella giunta a maturità (intorno ai 80-100 anni). Dopo quest’ultimo taglio, detto taglio raso, la parcella viene ripiantata (o riseminata) e ricomincia il ciclo. In questo modo si assicura alle piantine un giusto apporto di luce (il pino domestico è molto eliofilo). Questa pratica in Toscana si attua da metà del XIX secolo. Tuttavia, negli anni ’80 del XX secolo si è avuta una interruzione dei tagli rasi programmati, sia per motivi economici che per motivi di conservazione (statica) del paesaggio; la ripresa delle attività selvicolturali negli ultimi venti anni avviene ora in un contesto sociale, economico e ambientale diverso, il che pone nuovi problemi e nuove sfide a proprietari e gestori.
La produzione dei pinoli sta subendo un crollo drammatico a partire dal 2005-06 in tutta Italia. Ciò viene attribuito principalmente all’insetto Leptoglossus occidentalis, che si nutre degli strobili (pigne) in fase di maturazione, provocandone l’aborto (le pigne non maturano, oppure mancano i pinoli, oppure sono vuoti). Altre probabili cause sono la monocoltura, l’acidificazione del suolo, i mancati diradamenti e potature nei tempi giusti, le ripetute e prolungate siccità estive, e più in generale il cambiamento climatico.
Quest’albero è stato utilizzato a lungo per i suoi pinoli commestibili, sin dalla preistoria. Attualmente è anche coltivato come ornamentale, oltre che per i semi. Piccoli esemplari vengono cresciuti in grandi piantagioni e usati anche per i bonsai. Pianticelle di un anno, alte 20–30 cm, sono anche usate anche come alberi di Natale da tavolo.
Per l’alto numero di esemplari in Italia, viene da molti considerato l’albero simbolo del Paese, tanto che negli stati anglosassoni il pino domestico viene denominato “Italian stone pine” ed in Francia “Pin d’Italie”.

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